La digitalizzazione aiuta l’ambiente? Come essere più sostenibili anche in azienda

ecology

Autore Ilaria Cerioni

Mi dedico al reparto di digital marketing, affiancando il settore commerciale nello sviluppo di una strategia marketing vincente. Da sempre affascinata dalla tecnologia e da tutto ciò che è ad essa collegata, durante gli studi universitari ho approfondito molti aspetti psicologici del marketing, effettuando studi anche nell’ambito del neuromarketing.

15 Novembre 2021

Il rapporto dell’uomo sedentarizzato con l’ambiente è stato sempre antiecologico. La rivoluzione neolitica, verificatasi quando l’uomo iniziò a coltivare la terra, oltre 10 mila anni fa, è stata la prima iniziativa umana contro l’ambiente naturale. Poi, quando in Inghilterra vi fu la rivoluzione industriale, la trasformazione del mondo naturale accelerò, conducendo in due soli secoli ai disastri naturali che oggi vediamo. Solo in tempi recenti il problema dell’interazione tra l’attività di un’azienda e l’ambiente ha cominciato ad assumere il carattere di un dilemma: ”fare soldi” o rispettare il pianeta? Inoltre, oggi siamo consapevoli del fatto che la società dei consumi di massa e il benessere diffuso, che essa ha consentito, provocano inevitabilmente inquinamento e distruzione di risorse naturali.

Tuttavia, possiamo fortunatamente affermare che la trasformazione digitale in atto, che sta sempre di più convertendo i prodotti in servizi, è uno degli antidoti alla produzione di sostanze inquinanti, ed è forse la soluzione (anche se parziale) al problema del rapporto conflittuale tra aziende e ambiente.

Non basta, peró, sostituire il modello economico attuale, spingendo verso la digitalizzazione dei processi e del lavoro. Occorre soprattutto agire sulle abitudini, rendendole più green. Mezzi di trasporto elettrici o a basso impatto ambientale non basteranno da soli a limitare l’economia dell’inquinamento.

La digitalizzazione, ormai possibile in ogni ambito, ci viene incontro con soluzioni che possono semplificare la vita di tutti i giorni, ma soprattutto il modo di lavorare. Tra queste, una delle più importanti è lo smart working

Spostarsi per lavoro tutti i giorni, con i mezzi pubblici o con l’auto personale, è sicuramente fonte di inquinamento. Benzina e gasolio sono ancora i carburanti più utilizzati, tanto che sono ormai migliaia le città che impongono sempre più limitazioni al traffico. Per non parlare degli spostamenti in aereo o in treno per convegni e corsi fuori sede. Lo spostamento di milioni di persone ogni anno genera un imponente impatto ambientale.

Lavorare da remoto ha invece un impatto non devastante sull’ambiente, ed è forse la migliore soluzione al problema della congestione urbana. Infatti, anche un solo dipendente che riduca i tempi di percorrenza da casa al lavoro finirà per emettere molta meno NO2 nel corso di un anno. A questo aggiungiamo il fatto che lavorare da remoto significa ridurre anche la necessità dei viaggi per lavoro, e molti di questi avvengono utilizzando l’aereo. Benefici che possono sembrare modesti, ma va tenuto in considerazione che il 12% di tutti i viaggi in aereo avviene per motivi di lavoro: riducendo questa necessità, l’impatto ambientale non distruttivo sarà evidente.  

Un esempio lampante di come lo smart working possa ridurre le emissioni di NO2 è rappresentato da quanto è accaduto nel trimestre febbraio – aprile 2020, all’inizio della pandemia: secondo quanto riportato dal World Air Quality Index (WAQ), le emissioni di NO2 in quel periodo si sono ridotte drasticamente in molte città, in particolare a Roma si sono ridotte del 76%, semplicemente grazie alla riduzione degli spostamenti per lavoro e all’implementazione dello smart working. 

Si dice spesso che lo smart working ci priva dell’importante relazione che abbiamo con i colleghi, possibile solo attraverso la presenza fisica. Vero. Ma è sufficiente che tale presenza venga limitata solo ad alcuni giorni della settimana, per diminuire drasticamente l’impatto del lavoro sulle città. Da non dimenticare poi, è l’enorme vantaggio di poter assumere personale non residente senza doverlo far trasferire.

L’attuazione di queste nuove forme di lavoro è oggi possibile grazie ai sistemi di Comunicazione Unificata, che permettono ai colleghi di lavorare e collaborare anche a distanza.

Questi sistemi contribuiscono anche a raggiungere l’obiettivo della completa digitalizzazione dei processi. Digitalizzare l’azienda significa poter contare su un processo semplificato che migliora efficienza e flessibilità delle attività, ma aumenta anche la soddisfazione dei clienti permettendo l’espansione del business. Le informazioni devono circolare in modo fluido, mediante l’uso di software che permettono di gestire i clienti, i fornitori e l’avanzamento dei processi produttivi. E tutto questo è possibile, ovviamente, solo facendo affidamento su una connessione internet professionale e performante, che permette di tenere tutti i dati sotto controllo.

Da tutto ciò possiamo dedurre che lo smart working, come la digitalizzazione dei processi aziendali, non è stato solo un lampo temporaneo provocato dalla reazione alla pandemia; allo stesso tempo non dobbiamo fare l’errore di collegare lo smart working alla paura di tornare di nuovo in quarantena. Lavorare da remoto è il futuro delle aziende, come lo sono l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Ma, cosa più importante, si tratta di soluzioni che possono far bene al nostro pianeta, aiutandoci a combattere l’inquinamento e a preservare la natura.

Per scoprire come portare lo smart working nella tua azienda e come implementare un sistema di Comunicazione Unificata, hai a disposizione tutta l’esperienza del nostro team, non esitare a contattarci.

 

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